Il Wine Bus della Sicilia: l’enoteca ambulante
Pubblicato da: fabio ingrosso - Nov 13, 2008 in Enoturismo, Sicilia

Dalla Sicilia arriva una bella iniziativa: il wine bus itinerante. Quello che vedete sopra è il risultato di un progetto del Gal Terre dell’Etna e dell’Alcantara, presentato a Castiglione di Sicilia, che sarà a disposizione di aziende e comuni della zona per promuovere i prodotti locali, viticoltura in primo luogo.
Il progetto rientra nel più ampio sforzo di promozione territoriale che vede il vino come fattore di traino per l’economia della zona e per l’enoturismo. Non a caso la Sicilia ormai sforna vini e aziende vinicole conosciute in tutto il mondo. Se vi capita di salirci a bordo o lo vedete passare: fotografatelo e raccontateci la vostra esperienza! Altre info (poche) sul sito della Regione Sicilia





Per volontà di un nutrito gruppo di operatori del commercio ambulante, motivati dall’obiettivo, oltre che dalla necessità non oltre rinviabile, di disporre di un soggetto rappresentativo in grado di tutelare e difendere al meglio i diritti della categoria, è stata costituita la FEDAP Federazione Ambulanti Padani.
Un sindacto unitario interregionale, libero e democratico, a cui tutti gli operatori del Commercio Ambulante possono liberamente associarsi.
Un soggetto associativo e sindacale in grado di mettere a disposizione degli ambulanti ( in un momento di crisi profonda, dove, anche le storiche strutture rappresentative di categoria sembrano incanalarsi in una fase morente e dove da troppo tempo ormai si assiste a una forma di sindacalismo in poltrona) energie fresche, innovative decise a riprendere in mano le sorti di un settore nevralgico del commercio al dettaglio.
Spaziomercato ha intervistato il Presidente Giuseppe Vita, 57 anni, ambulante alimentarista, da sempre impegnato in prima persona sul fronte dei diritti della categoria.
Che senso ha oggi, in una realtà distributiva del commercio al dettaglio, dove i centri commerciali e i discount svolgono un ruolo da leoni e tante amministrazioni comunali vivono la realtà dei mercati cittadini come una sorta di palla al piede parlare di ambulantato?
Il settore del commercio su aree pubbliche ha sempre avuto una sua specificità rispetto agli ambiti della distribuzione commerciale al dettaglio.
Il mercato rionale è infatti il più antico luogo di scambio e di incontro: in quanto tale, ancora oggi, per molti aspetti, può far leva su una significativa continuità storica, ma si trova ad operare in un contesto distributivo caratterizzato da ritmi di cambiamento sempre più rapidi e non sempre qualificati.
I mercati e le fiere sono da sempre parti fondamentali della città e dei paesi, del vivere sociale e della cultura di scambio della nostra società, per questo è riduttivo, come a volte si fa, considerare queste manifestazioni fenomeni che riguardano solo gli operatori e gli uffici commercio dei vari Comuni.
Questa visione, spesso presente, anche in certi atteggiamenti delle amministrazioni comunali e soprattutto delle associazioni di categoria, è una concezione inadeguata a cogliere gli elementi di innovazione che il commercio su aree pubbliche può portare.
Nel passato è assolutamente mancata e ancora oggi si fa fatica a ritrovarne traccia di una visione attiva orientata allo sviluppo e alla riqualificazione urbana e sociale delle aree mercatali, in grado di valorizzare questa peculiare forma di vendita, evidenziando il ruolo e il contributo che la stessa può ancora dare al fine di tutelare al meglio il potere di acquisto delle famiglie, soprattutto in periodi di crisi economica e finanziaria come qella che stiamo vivendo. oltre che ai problemi sociali delle città e come elemento complementare rispetto alla rete distributiva a posto fisso e alla grande distribuzione organizzata.
Da cosa deriva questa mancanza di una visione orientata allo sviluppo e riqualificazione del settore dell’ambulantato?
Questa mancanza è dipesa e tutt’oggi dipende da diverse ragioni, tutte valide e comprensibili, ma a volte miopi come ad esempio, la scarsa presenza o se vogliamo la totale assenza di un movimento di consumatori e utenti organizzato capace di valorizzare, richiedere, spronare e pretendere la qualificazione e il rafforzamento dei mercati e delle aree ad essi circostanti; da una visione settoriale, spesso corporativa e tra di essi conflittuale delle storiche associazioni di categorie degli ambulanti, spesso gli stessi che rappresentano sia il commercio ambulante che quello in sede fissa e che vedono nella creazione, ampliamento e riqualificazione dei mercati il pericolo di una accresciuta concorrenza interna.
Non ultimo, la ritrosia di tante Amministrazioni comunali ad ampliare , ricercare e creare nuove aree mercatali e infine l’impreparazione di molti urbanisti, nella progettazione degli strumenti di pianificazione della città che non hanno saputo o voluto cogliere e sviluppare le valenze di qualificazione urbana, sociale ed economica, che i mercati possono avere
Quindi una mancanza di volontà a rilanciare un settore vitale dell’economia nazionale?
La particolare proposta di commercializzazione di beni e servizi effettuata dal commercio ambulante, benché ricca di fattori competitivi, presenta infatti molti problemi, alcuni annosi, legati alle aree che li ospitano, spesso male organizzate e insufficientemente attrezzate, ad una liberalizzazione selvaggia, che in mancanza di una base imprenditoriale non ha portato ad una ristrutturazione in positivo delle imprese.
Altri assai più moderni e ancora di più preoccupanti, legati principalmente ad un progressivo snaturamento dovuto soprattutto alla librizzazione delle licenze che ha favorito un’innesto mal riuscito di etnie e culture commerciali a bassa preparazione imprenditoriale assai lontani dal nostro modo di essere e di concepire l’ambulantato.
Innesto etnico, che se in una prima fase veniva vissuto da tanti come arricchimento folcloristico, oggi mostra in tutta evidenza le profonde lacerazioni del tessuto socio-commerciale delle aree di mercato con evidenti aspetti di scarsa imprenditorialità , dequalificazione dell’offerta merceologica imbarbarimento delle regole da fare invidia ai migliori suk.
Eppure il settore sviluppa un giro di affari per nulla trascurabile nel panorama del commercio al dettaglio?
E’ vero, la vendita al dettaglio in forma ambulante rappresenta un giro d’affari che supera i 25 miliardi di euro. È questa la ricchezza prodotta dalle quasi 200.000 imprese ambulanti attive in Italia. ll commercio su aree pubbliche è parte integrante del commercio al dettaglio: nel settore alimentare per ogni 4 negozi in sede fissa ce n’è uno ambulante; nell’abbigliamento il rapporto è di 1 banco dell’ambulantato ogni 2,6 negozi in sede fissa. Sono ben tremila i mercati aperti ogni giorno e 10 mila quelli settimanali. Oltre 4 milioni i metri quadri di superficie disponibili e attrezzati ogni giorno.
Dai dati sin qui esposti tutto sembrerebbe andare bene?
No assolutamente,
Sui banchi degli ambulanti grava una pesante ombra: oltre 30.000 abusivi che, vendendo per lo più merce griffata contraffatta, spesso di dubbia provenienza che sviluppano un volume d’affari annuo stimato in 1 miliardo di euro. I mercati, o meglio ancora la parte sana degli operatori del commercio su area pubblica hanno affrontato e sopportato la difficile congiuntura economica e la concorrenza della grande distribuzione o dei discount perché, fortunatamente, sono i consumatori a sceglierla ma da soli non riescono a sopportare una concorrenza sleale, anzi illegale quale appunto l’abusivismo. L’abusivismo è un fenomeno troppo spesso sottovalutato dalla coscienza civile e qualche volta anche dalla coscienza pubblica, cioè di coloro i quali sono preposti al controllo e che a volte finiscono con il dire : “tutto sommato è meglio che quel poveretto venda una cosa qualsiasi sulla strada o ai margini del mercato piuttosto che andare in giro ad accoltellare o a far disastri maggiori”. In realtà l’abusivismo è un grave fenomeno perché è solo una parte di un sistema malavitoso molto ampio, è una delle tante manifestazioni con cui la malavita è presente sul territorio; gli altri purtroppo sono ben più rilevanti: la droga, la prostituzione, il racket, l’usura, ecc. Bisogna togliere il velo di compassione che cela il vero volto dell’abusivismo, mascherandolo con la povertà e l’immigrazione; ricordare invece che questo fenomeno sottrae alle casse dello Stato cifre molto rilevanti (da noi stimate in 24.000 miliardi annui) e mantiene in condizioni di concorrenza indebita mafie nazionali e internazionali
Il commercio su aree pubbliche, quindi, come dicevamo prima, non è un settore senza problemi. .
Anzi. C’è la necessità, oltre che l’urgenza, di ricostruire e rilanciare l’immagine del commercio su area pubblica, spogliandosi dall’idea che il mercato è solo qualcosa di tradizionale e “pittoresco” e oggi di molto esotico.Se così non sarà, se non si pone un freno all’abusivismo sfrenato, alla continua violazione delle norme e al non rispetto delle regole, per non parlare della dequalificazione merceologica, si corre seriamente il rischio di vedere sminuito il ruolo commerciale degli ambulanti compromettendo in modo serio la sopravvivenza di tante piccole aziende sane che costituiscono la vera ossatura di questa importante rete distributiva a tutto vantaggio di supermercati e ipermercati e interessi forti ad essi collegati.
Bisogna mettere in campo azioni serie, immediate e concrete per contrastare il fenomeno dell’abusivismo.
Questo settore è il più colpito da questo fenomeno che pure, nel nostro paese, attraversa le varie attività economiche.
Per l’ambulantato è una vera e propria piaga che va affrontata con estrema decisione, in prima persona, direttamente da parte degli operatori sani ed onesti, e sono tanti, senza più delegare ad altri. A tutti questi operatori del commercio ambulante la Federazione Ambulanti Padani chiede di impegnarsi con noi in una battaglia senza tregua e senza atteggiamenti di buonismo per ridurre e stroncare l’abusivismo.
Ma in concreto cosa è possibile fare per combattere questo abusivismo selvaggio e dilagante?
Sull’abusivismo in Lombardia come d’altra parte nel resto del paese si sta pericolosamente abbassando la guardia. A Milano la percentuale di operatori abusivi resta molto alta, un terzo del totale: fra le 3.500-4.000 postazioni abusive sulle 12.000 complessive nei 95 mercati alla settimana. Bisogna riprendere le iniziative interforze che bene hanno operato all’inizio dello scorso autunno: iniziative che devono essere continuative, quotidiane e non spot.
Ma proprio di recente la regione lombardia ha varato una normativa che sembra andare in tale direzione..
E’ vero. Ora esiste uno strumento in più molto utile per contrastare anche l’abusivismo: la carta d’esercizio, approvata dalla Regione Lombardia. Carta che seppure per alcuni aspetti contradditoria, noi come Federazione Ambulanti Padani ne condividiamo pienamente i principi in essa contenute, ma che da sola non basta a combattere fermamente e porre fine all’abusivismo diffuso in tutte le sue sfaccettature; merce contraffatta e spesso di incerta o dubbia provenienza, evasione fiscale e contributiva ecc.. Bisogna che i Comuni i Sindaci, gli assessori al commercio, dai più piccoli sino a Milano, i responsabili di mercato, i vigili urbani, le forze dell’ordine nelle loro varie articolazioni e competenze devono recepire e fare rispettare. Noi Ambulanti Padani, ci attiveremo affinchè quanto prima parta un tavolo di confronto con le varie amministrazioni per affrontare e risolvere insieme questa piaga.
Quindi un nuovo sindacato a difesa della categoria. Si sentiva fortemente questa esigenza? E perché un sindacato Padano?
L’esigenza di costituire un sindacato di categoria capace di essere emanazione diretta della stessa è una richiesta che da tempo è presente tra gli operatori del commercio ambulante.
Da tempo l’intera categoria lancia un grido di allarme che sino ad oggi è rimasto inascoltato perché chi in prima persona avrebbe dovuto rispondere a quel grido non poteva o non voleva sentire perché impegnato in altre attività più redditizie, come ad esempio fare a gara per organizzare mercati domenicali multicolori o europei che dir si voglia in netta concorrenzialità con i mercati settimanali tradizionali. Ma li si hanno introiti ben più importanti delle tessere e allora perché dedicarsi a riqualificare i mercati e a tutelare gli operatori? Un grido di allarme che chiede di ascoltare con attenzione le istanze dei lavoratori del commercio su area pubblica, capirne le esigenze e formulare propo
le istanze dei lavoratori del commercio su area
pubblica, capirne le esigenze e formulare proposte innovative in grado di riqualificare la professionalità dell’intera categoria.
FEDAP Federazione Ambulanti Padani nasce per dare risposta a questo grido di allarme. Nasce con la volontà e l’obiettivo di riorganizzare la categoria, partendo dal basso, dal territorio, dalla piazza o dalla via, dalla sede del mercato coinvolgendo gli operatori e insieme a loro elaborare proposte che sappiano andare al di là delle pur importanti problematiche tecnico-strutturali dei mercati.
Proposte e iniziative in grado di rilanciare i consumi attraverso una migliore offerta qualititativa e professionale. Un sindacato in grado di sollecitare nel profondo di ogni ambulante il desiderio di riscoprire e riappropriarsi della propria cultura commerciale fortemente legata al proprio territorio.
Un sindacato in grado di confrontarsi con le varie amministrazioni non solo sugli aspetti tecnici, seppur importanti e per nulla secondari, ma soprattutto su come rimodulare il formato mercato affinchè si possa riagganciare la ripresa rilanciare i consumi e fidelizzare il consumatore.
Un sindacato in grado di porsi a fianco della categoria spronandola ad offrire il meglio di se stessa a vantaggio dell’intero settore.
Un sindacato che sappia portare fuori dal limbo di declassazione un settore vitale e determinante nel mondo economico del territorio e del paese.
Un sindacato che sappia mettere al centro dell’attenzione innanzi tutto la persona, i suoi problemi di essere umano, e non anteponga a tutto ciò il numero di tessera.
Perché Padani. Semplicemente perché ancorati ad un territorio che da sempre ha saputo esprimere valori socio culturali indissolubili nel tempo, che ha dato e ancora continua a dare opportunità di lavoro e di arricchimento professionale umano e culturale, premiando la politica del fare.
Dal punto di vista organizzativo come pensate di rispondere a tutte queste esigenze che la categoria vi pone?
Bella domanda alla quale rispondo molto volentieri perchè mi offre l’opportunità di comunicare a tutti i lettori di Spaziomercato, che sono poi gli ambulanti della Lombardia, il modo con cui vogliamo entrare in contatto con tutti loro. Innanzi tutto la collaborazione stretta con il vostro periodico è garanzia di un contato mensile con l’intera categoria, la quale, seguendoci rimarrà informata ed aggiornata su tutti i temi e le problematiche che la riguardano in modo diretto. Inoltre abbiamo allestito un ufficio di consulenza mobile che a rotazione sarà presente su tutti i mercati principali per offrire, in modo diretto, sul campo, tutta l’assistenza tecnica, sindacale, consulenziale ed amministrativa di cui ogni operatore ha bisogno. Esperti nei vari settori saranno a rotazione presenti presso il punto mobile a disposizione degkli operatori commerciali. Chiaramente resta la possibilità per ogni operatore di rivolgersi presso la nostra sede interregionale sita in Varese, Via Magenta, 5. stiamo già lavorando per organizzare una grade riunione degli ambulanti Varesini per fine settembre.
FEDAP | Set 19, 2009 | Reply