Degustazione del Vignamare, Lupi, 1994, 1996 e 1998

Iniziamo subito con i primi tre vini degustati in occasione della verticale di Vignamare: Vignamare 1994, 1996 e 1998, dell’azienda Lupi del Ponente ligure.

Vignamare 1994
Secondo me è il più sorprendente, già dal colore che è un giallo paglierino non molto concentrato con ancora leggere sfumature di verdolino, ci lascia intravedere le sue enormi qualità e il suo incredibile potenziale. Il primo naso ci svela una qualità molto fine con una predominanza di aromi evolutivi mai esagerati e una buona maturità del frutto.

Il secondo naso rivela aromi di fiori appassiti (camomilla, verbena), il minerale c’è anche se è nascosto da questa esuberanza di aromi che comprendono anche delle note di frutta esotica bella matura (ananas), della citronella che ci lascia capire la sua freschezza ancora abbastanza importante. Con il tempo il vino mostra delle affinità con il fantastico Riesling (qualche anno d’invecchiamento) con i suoi profumi leggeri, mai fastidiosi, di idrocarburi.

In bocca è secco, l’acidità è ancora ben presente, l’alcool anche e il tutto è in un ottimo equilibrio. Nuovamente, note minerali importanti, la componente aromatica si è un po’ persa ma nel complesso il vino si rivela ottimo, con un discreto finale. E’ un vino che ha quasi raggiunto la sua maturità e comunque ci potrà dare altre soddisfazioni nei prossimi anni. Chi l’avrebbe mai detto per un vino bianco ligure che normalmente sono bevuti entro i due anni dalla vendemmia? Complimenti

Vignamare 1996
Il colore è un giallo oro molto più carico rispetto al 1994. Il primo naso dimostra una evoluzione abbastanza marcata, meno fine del vino precedente. Il secondo naso ci svela ancora aromi di fiori appassiti (tipo bouquet), leggerissime note agrumate, la nota aromatica è molto intensa. In bocca è meno fresco rispetto al 1994, ha una buona sapidità e una discreta mineralità, inizio di note ossidative.

Vignamare 1998
Il colore è molto carico, un giallo oro. Il primo naso non appare ben definito, sembrerebbe leggermente chiuso, marcato da aromi in po’ “zolfini”. Aprendosi da spazio ad aromi di frutta molto matura come la pesca gialla, leggero pizzicore pepato dato dall’alcolicità, gli idrocarburi (sembra una costante caratteristica del vino) cominciano a rivelarsi insieme a una leggera mineralità.

Il vino appare più grasso e rotondo rispetto ai precedenti. In bocca l’acidità è discreta, l’alcool è abbastanza elevato, si sentono dei leggerissimi tannini e il frutto non è molto presente.

Per leggere un’introduzione al Vignamare, leggi il mio articolo precedente Vini della Liguria, i primi vent’anni di Vignamare di Lupi

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